27 aprile 2016

AL MARE CON LA PUPA

Siamo tornati. Che considerata la brevità del viaggio in sé è come se non fossimo nemmeno partiti. Comunque. Siamo stati 3 giorni al mare per il ponte del 25 aprile.

Abbiamo cambiato aria, rimesso i piedi nella sabbia, respirato l'aria salmastra del mare. Avevamo bisogno di cambiare aria, soprattutto io, presa dai miei 1000 e più pensieri. I pensieri ci sono ancora, ma si sono rimessi un pò nella giusta prospettiva. Per prima cosa mi sono accorta di quanto io sia fortunata. Solitamente non passa giorno senza che io me lo dica, ma troppo spesso tendo a considerare le cose brutte più di quelle belle. Sono fortunata ad avere un marito che mi ama, mi sopporta, accetta le mie nevrosi e le asseconda invece di farmi sentire "sbagliata". Fortunata ad avere una bambina meravigliosa, che quando sorride mi illumina il cuore. Mio marito e mia figlia sono le mie certezze. Ho loro accanto e mi sento completa. 

#noi3

Andare via con Sofia mi preoccupava. Non mi considero una mamma ansiosa ma so che spostata dalla sua routine mia figlia tende a reagire in maniera abbastanza imprevedibile. Invece, a parte qualche difficoltà di adattamento al lettino che non era quello dove dorme abitualmente, le cose sono andate benissimo, meglio di quanto potessi sperare. Sono stati 3 giorni impegnativi perché comunque il relax e il riposo in vacanza quando hai un bambino è un concetto che non può esistere. E' un continuo rincorrere, controllare, dirigere. Ma siamo usciti dalla solita routine. Sofia ha riso tanto, siamo stati tanto insieme. Insomma, quello che fanno le famiglie di solito nei weekend e che noi, per via dei tanti impegni, riusciamo a fare poco. Troppo poco.

Quando sono via penso a tutte le cose che potremmo fare, i posti dove potremmo andare. Poi si torna alla vita di tutti i giorni e si ricade nella stanchezza e nella routine e il pensiero di organizzare anche solo una gita è un qualcosa di davvero stancante, soprattutto mentalmente. Invece credo che sia uno dei regali più belli che si possano fare ai propri bambini, permettergli di conoscere il mondo. Un mondo che possa essere su misura per loro però. Io ho girato parecchio prima di Sofia, ho visto posti lontanissimi e bellissimi. Ma adesso che sono una mamma il mio spirito "di avventura" non è sparito, anzi, si è solo assopito in attesa di poter riprendere a viaggiare e vedere il mondo insieme a Sofia. Mi piacerebbe portarla a fare un safari in Africa, snorkeling nel Mar Rosso, vedere e scoprire tante cose. Le cose che ti restano davvero dentro non sono i giocattoli, le cose materiali. Sono le esperienze, le cose che vedi, le emozioni che provi. Lei adesso è ancora piccola ma non sarà così piccola per sempre. E quando sarà pronta, abbiamo già una lista di posti da vedere insieme a lei.


Momenti di un weekend speciale
Ad agosto ci attende una prima volta importante, in aereo (a meno che nel frattempo non ci parte lo schizzo di partire!), che sono sicura emozionerà tantissimo la nostra piccola. Andremo in un paese straniero, con l'impossibilità di portarci dietro di tutto e di più come invece abbiamo fatto per questi 3 giorni in cui siamo partiti con la macchina (e avesse guardato un solo gioco di quelli che abbiamo portato, ben mi sta!). Sto leggendo molto, mi sto informando per arrivare preparata al momento in cui dovremo preparare la valigia per Ibiza. Nel frattempo continuo a compilare la mia lista di posti da visitare, più o meno vicini. Di tempo ne abbiamo. Ad occhio e croce, da qui all'eternità.


14 aprile 2016

SCOPRIRSI IN ATTESA

2 anni fa come oggi, 14.04.14, facevo le mie prime beta. O meglio, avevo già fatto delle beta per un ritardo che poi si era rivelato falso. Questa volta però facevo le beta dopo la mia prima ICSI.

Ero al 14 pt, post transfer. Avevo 2 embrioni impiantati ma mi avevano ricoverata per iperstimolo. Insomma, sono andata a fare quel prelievo senza grandi aspettative.

Invece. Sapevo che il risultato non sarebbe arrivato che dopo qualche ora. Ma da quando arrivo in ufficio, saranno si e no le 9.30, inizio a cliccare compulsivamente F5 e aggiorna ogni 2 minuti sul sito della clinica per vedere se il referto è online. Mi stanno saltando i nervi. So che prima delle 14 difficilmente si vedrà qualcosa ma non riesco ad evitarlo. Alla fine alle 14.25 il documento appare. Un pdf. Sono seduta esattamente allo stesso posto di adesso. Salvo il pdf senza aprirlo. In quel momento la mia impiegata è in bagno, mio papà è fuori, il telefono è muto. Sono sola. Chiudo gli occhi, faccio un respiro e clicco sul pdf. I 2 secondi più lunghi della mia vita.

Questo è quello che vedo:


Leggo 215 e mi si ferma il cuore. 215 significa gravidanza. O meglio, so che un solo valore beta non significa nulla, che dovrò rifarlo dopo un paio di giorni per vedere se sono raddoppiate. In caso contrario significa che qualcosa non va come dovrebbe. Ma ho un 215 come partenza. Tenerlo segreto non è facile, e tutto sommato nemmeno lo voglio. Mando la foto del risultato via wapp alle mie amiche che sapevano che quello sarebbe stato il mio giorno del giudizio. Loro quasi iniziano a preparare il corredino, io sono frenata. Serve un altro valore, così è qualcosa ma non abbastanza. Alla fine ripeto le beta 4 volte prima che dal Fertility Center si convincano che io sia davvero incinta e accettano di fissarmi l'appuntamento per l'ecografia.
In attesa di quella ecografia i giorni precedenti sono un continuo fluttuare tra gioia (sono incinta) e preoccupazione (e se sono 2?). Sapevo che poteva succedere, avevo valutato il rischio, ma con il senno di poi 2 anni dopo sono felice che non sia successo. Per come sono io, per come è Sofia. 1 era il numero giusto.

Ricordo sempre con tenerezza questo giorno, il pianto di mia mamma, gli occhi lucidi di mio papà. Loro che avevano vissuto tutto con me. E poi mio marito. Quel non sapere ancora nulla eppure sentirci già genitori. Nonostante il percorso lungo e difficile siamo stati baciati dalla fortuna, questo non me lo dimenticherò mai. Nessuno di noi poteva immaginare cosa sarebbe stato 2 anni dopo, con chi avremmo avuto a che fare. Sofia è un uragano, spinge sempre più in là il nostro limite di sopportazione. E' vivace, furba, curiosa, indipendente. Ma quando ti si stringe addosso ti scioglie il cuore. 


Quel 215 delle beta è stato l'inizio di un percorso che continua tuttora, giorno dopo giorno. Che fa di me una donna e una mamma orgogliosa. A chi ancora sta lottando per un figlio che non arriva dico solo che la salita è faticosa, ma quando arrivi in cima, cazzo, il panorama ti toglie il fiato. Quindi non mollate, è vero che un figlio non è un diritto ma un dono. Ma chi desidera così tanto un bambino da annullare il suo corpo, infliggersi ormoni e terapie di ogni genere, un figlio lo merita. Sempre.


8 aprile 2016

L' AVRESTI MAI DETTO?

In tutte le cose c'è sempre un prima e un dopo. Un modo di vedere le cose prima che ti capitino e uno dopo, con il senno di poi. Quando ti guardi indietro e ti accorgi che non è proprio tutto come te lo saresti immaginato.

Succede anche quando diventi mamma. Premessa: chi ha fortemente desiderato un figlio che non arrivava e magari ricorso anche a certi "aiuti" è visto un pò come quello che mai e poi mai si potrà lamentare. Lo hai voluto così tanto, adesso ti lamenti? Se sei infertile mettiti l'anima in pace. MAI e poi MAI puoi osare dire che sei stanca, che in certi momenti hai pensato di vendere tuo figlio, che rimpiangi un pò la tua vita da donna (perché quando sei mamma, quella cosa lì, una donna, ti dimentichi di esserla). Una mamma infertile deve essere una martire. E già a me sta cosa fa girare le palle. Perché vi assicuro che mia figlia è uscita dallo stesso identico buco da dove sono usciti i vostri, fa i capricci come i vostri, si mangia le caccole del naso come i vostri (ma sono sicura che alcune saranno sconvolte, il mio? mai!!!!!!), mangia/dorme/caga come i vostri. Uguale. Non è un'aliena.
Così come non lo sono io. Sono una mamma che lavora, che non ha più tempo per sé, che non può più andare in bagno con la porta chiusa senza scatenare scenate di isteria. Poi se sono l'unica a star messa così ok, mea culpa, non leggete più quello che scrivo visto che non vi ci ritrovate. Ma siccome sono abbastanza sicura che siete tutte più o meno messe come me...statemi a sentire.

Aspettavo il ciclo per il 18 marzo. 18,19,20,21,22,23...niente rosse. Se ci penso adesso mi sento una cretina. Restare incinta dopo le difficoltà che abbiamo avuto mi pareva una cosa talmente assurda che nei 16 mesi (va beh, qualcuno di meno, suvvia) da quando è arrivata Sofia ad oggi non mi ero mai nemmeno posta troppo il problema. Scherzavo col fuoco, avrebbe detto mia mamma. Ciclo sempre puntuale, che a pensarci ti prende anche un pò male perché significa che sta botta di culo del restare incinta a caso a te non ti è proprio concessa. Poi arriva il ritardo. E tutto si sconvolge. E avverti la paura. La paura di essere incinta. Che è pazzesco, pensando a come stavano le cose 2 anni fa. La parte razionale di me dice che no, non è possibile. La parte emotiva tira fuori un test di gravidanza residuo dei tempi in cui ne facevo uno ad ogni primo giorno di ritardo, e lo faccio. Negativo. Ma allo stesso tempo niente ciclo. E' vero sono stati giorni stressanti, Sofia è parecchio impegnativa, praticamente quasi non mangio e sto in piedi solo grazie ai nervi. Però...però.

Arriviamo al 26 marzo, 8 giorni di ritardo, andiamo a teatro a vedere Notre Dame de Paris, un qualcosa di meraviglioso. E a me, ad un certo punto, mi prende il panico. Inizio a pensare al fatto che sono incinta. Cosa faccio se sono incinta? Non posso essere incinta. Non VOGLIO essere incinta. E voi giustamente direte: se non volevi restare incinta dovevi fare attenzione. E avete ragione. Soprattutto perché io sono così, una che non fa mai le cose a caso, una che programma sempre. E il pensiero di un figlio non programmato (forse dopo la prima programmata per cause di forza maggiore) mi getta nel panico. Mentre siamo in macchina dico a mio marito che a casa farò un altro test (lo avevo comprato alla mattina).
Arriviamo a casa, mettiamo a letto Sofia e faccio il secondo test. Resto a fissarlo senza sbattere mai le palpebre. Prima linea. Una parte di me prega che non ne compaia un'altra. Non voglio essere incinta. Lo penso con tutta me stessa. Passano i minuti e non compare nessuna seconda linea. NEGATIVO, di nuovo. E finalmente riprendo a respirare, sono sollevata, non mi vergogno a dirlo.

Arriva e passa Pasqua, Pasquetta, niente ciclo. 10 giorni di ritardo. 2 test su 2 negativi. Inizio a leggere in internet. Tutto quello che leggevo 2 anni fa cercando indizi di una probabile gravidanza adesso li leggo aspettandomi un qualche sintomo di arrivo del ciclo. Che per altro non ho. Al che il martedì mi gioco l'ultima carta. La mia terapista shiatsu e moxa. Quando 10 anni fa avevo avuto l'unico mio altro importante ritardo (gravidanza a parte) era stata lei che mi aveva sbloccato il flusso del sangue e fatto venire il ciclo. Io scherzando la chiamo la mia "santona", perché quando mi tocca mi riporta alla vita. Mi vede il giorno stesso, mi trova in uno stato schifoso, schiena, spalle, sono un fascio di nodi e muscoli contratti. Vengo via da lei e mi dico "Ho fatto tutto quello che potevo fare". Mentre torno in ufficio inizio a pensare a cosa farò se davvero sono incinta. Inizio a fare i conti, nascerà a novembre, anche questo in inverno, Sofia non avrà nemmeno 2 anni, avrà appena iniziato la primavera, gelosa e attaccata com'è, dovremo disdire la vacanza a Ibiza, sarò di 7 mesi. In pratica arrivo in ufficio in iperventilazione.

Alla fine il giorno dopo, al pomeriggio, inizio a riconoscerlo. Il classico dolorino alla pancia. Una piccola perdita. La guardo e sorrido nemmeno avessi visto l'oracolo. Alla sera il ciclo arriva. Sangue!!!!!!! Mancava che inviassi foto dell'assorbente insanguinato alle mie amiche con le quali in quei giorni mi ero scambiata impressioni, foto di test (mica ci sia una ghost line!) e immagini del mio futuro da mamma bis.
La verità è che questo episodio mi ha fatto capire che non sono pronta. So che avevo detto di desiderare due figli e di avere 2 embrioni congelati. Ma ad oggi sto bene così, con la mia Sofia che fa per 3. Le mie giornate sono già troppo piene per seguire lei, un secondo figlio avrebbe voluto dire sottrarle ancora più tempo. Che, proprio perché l'ho tanto desiderata, non me la sono ancora goduta tutta appieno. Se quei test fossero stati positivi avrei finito per accettare l'idea, avrei rivoluzionato nuovamente la mia vita, avrei ripreso a non dormire la notte (cosa che adesso facciamo), a dar da mangiare ogni 3 ore (che con il lavoro per me era parecchio stressante) e avrei amato questo secondo figlio tanto quanto amo Sofia. Ma potendo scegliere sono felice che questo ritardo sia stato solo un ritardo. Non sono pronta, non ancora. Forse non lo sarò mai, forse lo sarò tra 2 mesi o un anno.

Quello che so è che la vita da mamma non è come me l'ero immaginata prima, quando non ero una mamma e desideravo disperatamente esserlo. Mi sono accorta che è un continuo sacrificare te stessa, il tuo tempo, i tuoi desideri. Vorrei un giorno tutto per me, vorrei poter organizzare un weekend con mio marito, avere del tempo semplicemente per vedere i negozi. Cose stupidissime ma che mi mancano. Non sono cose importanti, dite voi. Vero. Ma lavoro 50 ore alla settimana, in pratica non faccio che vedere Masha e Orso in quelle pochissime ore che passo con mia figlia. Non è che dovete approvare il mio pensiero, ma provare a capirmi un pò sì. Non fai un secondo figlio per egoismo? Sì, in questo momento sì. Perché non riuscirei a seguirlo come vorrei, non riuscirei a seguire Sofia, probabilmente farei naufragare il mio matrimonio.
E tutte queste sono cose che voglio evitare. Sei felice in questo momento? Sì, con mio marito e mia figlia, sì. 3 è il numero giusto per noi adesso. Domani non lo so. Quello che so adesso è che mi basta quello che ho. E se questo fa di me una pessima madre, allora lo sono.

COSA MI PORTO NELL' ANNO NUOVO

Quest'anno gli anni saranno 39. Non me li sento, non sono pronta. Se penso che mia figlia ne compirà 9 poi! Mi sembra pazzesco quanto ve...