7 maggio 2018

NEONATO VS BAMBINO

Essere genitori è un qualcosa di meraviglioso. Un'esperienza che dura tutta la vita, che ti riempie il cuore e che non può competere con nessun altro successo o gratificazione. Quando noi mamme e papà diciamo che chi non ha figli non può capire, non è che ci vogliamo chiudere in una elite genere Country Club. Semplicemente diciamo la verità. La nascita di un figlio segna lo spartiacque tra la vita di prima (che mai più sarà) e la vita di dopo (vita natural durante).
Detto questo, è innegabile che la vita da genitori comporti anche qualche rottura di palle. Ma qui si creano 2 schieramenti contrapposti. Neonato VS Bambino.

Ci sono mamme che sono incondizionatamente innamorate dei neonati. E che, quando il figlio spegne la prima candelina, inizia a camminare e riesce a staccarsi un metro da lei, ecco che pensa subito al secondo per rivivere da capo il meraviglioso circolo tetta-cacca-nanna-tetta-cacca-tetta-tetta-cacca-nanna. Più sono piccoli e meglio è.
Ci sono invece mamme che non vedono l'ora che il figlio inizi ad emanciparsi almeno un pò per iniziare ad apprezzare una sana relazione tra 2 persone che parlano, più o meno, la stessa lingua.
Io credo che ci siano pro e contro in entrambe le fasi della vita dei nostri figli. Ci pensavo ieri sera, mentre sfinita aspettavo mio marito di ritorno con le pizze d'asporto, la nostra cena 3 stelle Michelin. Vi riporto qui i miei pensieri, basati chiaramente sulla mia esperienza di mamma di Sofia (prima e unica figlia), pertanto assolutamente smentibili da parte di genitori con figli caratterialmente diversi dalla mia.

NEONATO
PRO
Dorme tanto ergo doccia senza problemi, sesso senza problemi, sesso in doccia senza problemi
Dove lo metti sta, fai le faccende di casa e non te lo trovi che cerca di impiccarsi con il filo del Folletto
Silenzio per buona parte del giorno o al massimo lallazione divertente e non invasiva che permette senza difficoltà una conversazione tra adulti
CONTRO
Mangia troppo spesso, quindi tette sempre al vento o preparazione H 24 di biberon che Parmalat levati proprio
Sveglia notturna per 1/2/3 pasti o non-ho-fame-ma-guarda-che-luna-guarda-che-mare che ti consegna al mondo allo stadio di zombie (soprattutto se lavori)
Totale dipendenza per ogni aspetto della vita (mangiare, dormire, lavarsi, cambiarsi, muoversi)



BAMBINO
PRO
Evviva l'indipendenza! Mangia da solo, fa pipì/cacca da solo, dorme (o dovrebbe dormire) da solo
Ti manifesta amore incondizionato con baci, abbracci e sorrisi che ti sciolgono;
Riesce a verbalizzare quello che vuole
CONTRO
E' una mina vagante e se non dorme più nel lettino con le sbarre è un attimo trovarselo in camera da letto (addio sesso tranquillo)
Parla parla parla senza sosta e pretende un pubblico che lo ascolti e gli risponda, mica basta solo fare hmhm ogni tanto. Se c'è il bambino non esistono più dialoghi tra adulti, lui è al centro dell'attenzione e non accetta il ruolo di attore non protagonista
Tutto è una sfida, un NO, un continuo spingerti al tuo limite fino a prenderti per esasperazione



Sono sincera, mentre scrivevo i pro e i contro ho fatto fatica a fermarmi ai 3 contro del bambino, perché in questa specifica fase in cui mi trovo con Sofia, 3 anni e mezzo, ho a che fare con un esserino davvero complicato da gestire, con un carattere in piena definizione, che sta minando nel profondo tante delle mie certezze. Eppure, lo dico con molta sincerità, mi spaventerebbe tornare alla fase neonato dopo esserne uscita più o meno indenne con Sofia. Perché tutto sommato ho avuto a che fare con una bimba che, a parte qualche problema iniziale con il latte, dallo svezzamento in poi è sempre stata un angelo, prima dei 4 mesi ha iniziato a dormire quasi tutta la notte. Chi sono io per sfidare il destino una seconda volta? Se avessi un secondo figlio che non dorme (come ho fatto io fino a 6 anni, 6 anni gente...mi sorprendo ogni giorno che i miei genitori non abbiano commesso un infanticidio con me!), che fa mille scenate per mangiare, che fatico a rendere indipendente per tornare al lavoro? Certe volte la scelta di non fare un secondo figlio non dipende solo dal voglio/non voglio ma anche da ragionamenti razionali che devono essere valutati. Io ho sempre pensato che un figlio non è solo una questione di pancia, ma anche di testa.
Certo, i bambini piccoli sono carini e coccolosi, adoro quelli delle mie amiche neo mamme, ma sono sinceramente felice di tornare a casa con la mia Sofia. Che certo, ha tutta una serie di aspetti spigolosi, ma da altri punti di vista è molto più facile da gestire. Poi forse per ogni genitore ci sono cose più pesanti di altre da fronteggiare. Per me, con il lavoro che faccio, una era la mancanza di sonno. E ora che dormo tutta la notte, mi sembra impossibile ritornare a quella fase di sonno interrotto ogni 2/3 ore. Quindi per me, dovendo tirare le somme, BAMBINO vince su neonato. Anche a costo di organizzare il sesso nemmeno si trattasse di un summit del G20, di non riuscire a mettere insieme due parole di fila perché ho una costante vocina stridula in sottofondo e di dover ripetere le stesse cose mille volte per poi sentirmi dire NO.
Ma per fortuna che ci sono quelli che amano i neonati e contribuiscono alla prosecuzione della specie...vista la sovrappopolazione mondiale però forse ce ne sono un pò troppi!

5 aprile 2018

DAVVERO VOSTRO FIGLIO E' IL PEGGIORE?

Siamo reduci dal weekend di Pasqua al mare. "Reduci" è esattamente la parola corretta da usare, visto le quasi 8 ore necessarie per arrivare a casa, nemmeno fossimo stati alle Maldive! Rimini signori, siamo stati a Rimini, un posticino a nemmeno 400 km da casa (367 per la precisione)...ma a quanto pare anche l'80% degli abitanti del Nord Italia l'ha scelta come meta per la Pasqua, quindi il ritorno è stato un vero e proprio viaggio della speranza su quella dannata autostrada verso Bologna.
Ma va beh, alla fine siamo arrivati in qualche modo a casa. Pronti per affrontare aprile che è un mese di check in (il che significa avere quasi un piede in vacanza!) e di qualche gitarella fuori porta...in attesa della prossima meta. Che inizia per P e finisce per I...ma io non vi ho detto niente, tranne che non vedo l'ora!!!!!!!

Comunque, dicevamo del weekend trascorso, che è sempre una buona occasione per me per rimettere le cose un pò nella giusta prospettiva. No, non per rilassarsi, quello lo lascio a chi non ha figli e può davvero mettersi in un posto e restarci per più di 1 minuto senza doversi continuamente alzare e rincorrere bambini esagitati di 3 anni che sono sempre ad un passo dal suicidarsi sui gonfiabili o sui tappeti elastici o sui giochi in spiaggia. Ad ogni modo, vedere Sofia relazionarsi con altri bambini e vedere come gli altri bambini si comportano, mi fa sempre tornare a casa con il cuore un pò più leggero. E vi spiego subito perché.





Quando siamo soli coi nostri figli, abbiamo sempre la percezione che siano i bambini "peggiori" del mondo. Quelli più vivaci, più capricciosi, che dormono meno...e di conseguenza noi i genitori più stanchi sulla faccia della Terra. Quando però ci si trova al confronto con altre famiglie, ci si accorge che forse, non siamo proprio così sfortunati. Io almeno ho questa "fortuna". Perché Sofia presa singolarmente è veramente vivace e a noi che ci confrontiamo solo con lei per il 95% del tempo appare davvero difficile da gestire. Poi però in hotel mi guardavo in giro ed ero accerchiata da bambini che per mangiare avevano per forza bisogno del tablet o dello smartphone davanti e che comunque quella benedetta bocca non la aprivano lo stesso, bambini che facevano capricci lunghi anche 10 minuti (e intendo 10 minuti di pianti isterici, calci, sputi & co), bambini maleducati. Quello si era difficile da gestire!
Poi osservano Sofia, la mia Sofia, tutto sommato educata, che a tavola non mi da nessun problema, mangia sempre quello che deve (spesso anche di più!), mai una volta in 3 anni e 3 mesi di vita si è azzardata a buttarsi per terra facendo capricci, chiede sempre "Posso?" prima di fare una cosa e dice sempre "Grazie" (ok, quasi sempre). E in quei momenti la vedevo con occhi diversi. Grata di aver ricevuto lei in dono...ma forse anche di essere stata brava ad educarla in un certo modo fin dall'inizio. Perché sono sempre stata convinta e più cresce ne ho la conferma, che i bambini sono il nostro specchio e riflettono i nostri comportamenti e i nostri insegnamenti. Difficile che bambini con genitori educati e rispettosi si mettano a prendere a pugni altri bambini. O quanto meno, se lo hanno visto fare magari all'asilo o alla tv, i genitori dovrebbero spiegare che non si fa. Non voltarsi dall'altra parte, come tante volte vedo fare. Non è un giudizio, ma una semplice constatazione. Io sono la prima che si analizza, forse anche troppo, e che spesso si sente in colpa per essere nervosa con lei quando magari rientro dopo una giornataccia in ufficio. Ma ho imparato che più io mi innervosisco più lei di riflesso diventa rognosa. E siamo noi adulti che dobbiamo disinnescare il circolo vizioso. Quindi cerco sempre di fare un bel respiro e di mettermi un pò a giocare con lei anche se magari non ne ho nessuna voglia. A quel punto lei ha la mia attenzione, si tranquillizza e si riesce ad arrivare al momento della nanna senza drammi.




Per un bel pò di tempo c'è stata una questione che ho visto come una mia incapacità. Il far addormentare Sofia da sola nel suo letto. Ci sono state grandi litigate con mio marito che non si è mai preso davvero la responsabilità di provare ad alternarsi a me per farmi rifiatare dopo una giornata di lavoro, ci sono sere in cui vorrei solo svenire sul divano invece che mettermi su quella maledetta poltrona e tenermi addosso 17 kg. di bambina. Ho vissuto male questo aspetto per parecchio tempo. Poi anche lì mi sono analizzata nel mio essere mamma e mi sono fatta questa domanda: ok Sara, Sofia non dorme da sola ma si addormenta solo in braccio a te, vero. A parte questo che altri "problemi" ci sono da risolvere? E ho dovuto ammettere che era IL SOLO problema che avessi con lei. Ha tolto il ciuccio oramai un anno fa e con estrema facilità, è stata spannolinata di giorno e per il riposino pomeridiano praticamente in una settimana, mangia da sola, all'asilo dorme da sola senza difficoltà, si veste in autonomia.
Davvero il fatto che mia figlia di 3 anni voglia addormentarsi la sera tra le mie braccia fa di me una mamma di merda che non riesce ad imporsi? Davvero è così assurdo che una bambina che è ancora a tutti gli effetti piccola desideri il contatto con la sua mamma che non vede praticamente per tutto il giorno (la lascio all'asilo alle 8.30 e rientro in casa non prima delle 18.00)? E mi sono risposta che no, non è assurdo ma anzi assolutamente fisiologico. E che sono pure fortunata che il "problema", se così davvero lo vogliamo chiamare, sia solo questo. E così mi sono assolta, togliendomi un macigno dal cuore. Lascio che prima della nanna il papà la aiuti a lavarsi i denti, le metta il pigiamino e le lavi le manine mentre io la aspetto in poltrona (a leggere), dopodiché me la stringo al cuore e nel giro di 10 minuti si addormenta, per poi dormire 11 ore durante la notte. Rinuncio a 10 minuti in cambio di 11 ore di sonno. E' davvero una rinuncia poi? C'è qualcosa di più bello che vedere quegli occhioni scuri che si chiudono dopo una lunga giornata di giochi, la sua mano che mi si appoggia sul collo, il respiro che si fa regolare fino a che si addormenta serena perché è nel posto per lei più sicuro del mondo, le braccia della sua mamma? Per me no.


Quello che sto imparando ogni giorno da quando sono mamma è che non tutti i giorni sono facili, che la vita non è più quella di prima, che a tanto abbiamo dovuto rinunciare...ma che immenso è quello che stiamo ricevendo in cambio. Questo amore sconfinato dei nostri figli, per cui siamo il centro dell'universo. E visto quanto crescono in fretta, dovremmo goderci davvero ogni bacio e ogni abbraccio che ci chiedono supplichevoli, perché in un battito di ciglia lasceranno la nostra mano e noi rimpiangeremo quando per farli sorridere bastava fargli il solletico e sedersi a disegnare con loro.

28 marzo 2018

4 ANNI FA COME OGGI...

Ci sono giorni "storici" che sono impossibili da dimenticare. Come la data del matrimonio, la nascita di un figlio, un compleanno.
E poi ci sono quei giorni che all'apparenza sono fatti per scivolare via ma che invece ti restano appiccicati addosso.
Il 28 marzo per me è uno di quei giorni.

Il 28 marzo di 4 anni fa (era un venerdì) arrivavo finalmente a guardare in faccia la mia infertilità. Passavo dall'altra parte della barricata, dall'attesa alla reazione. Ricordo tutto di quella giornata. La sveglia all'alba, la coda in tangenziale (classica, immancabile), l'arrivo al Fertility Center di Humanitas a Rozzano, l'accettazione.
Quando sono arrivata in sala d'attesa ho visto una ventina di coppie che aspettavano. Già solo guardandole si capiva subito chi era lì per la prima volta. Quello in realtà si intuiva anche durante gli appuntamenti precedenti per il controllo della stimolazione, quando si andava a giorni alterni a fare prelievo del sangue e ecografia. Io ho sempre detestato gli scambi di battute mentre si aspetta il proprio turno, men che meno avevo voglia di parlare quella mattina. Quando toccò a me salutai mio marito, sapevo che lo avrei rivisto solo dopo l'anestesia. Mi diedero un camice azzurro da mettere, mi misero l'ago per il prelievo e poi la pre anestesia. Ricordo le ragazze di fronte a me, sui loro letti, che parlavano tra di loro. Alcune si conoscevano già. Per loro era la terza, la quarta, per una addirittura la sesta volta. Io ero al primo tentativo e già faticavo a immaginare la mia reazione davanti ad un fallimento (perché davanti ad una prospettiva del 25% di successo, riesci davvero ad aspettarti di avere fortuna?), figurarsi arrivare a 6 tentativi.

Io mi guardavo in giro, non avevo voglia di dire niente. Non avrei saputo nemmeno bene cosa dire. Poi mi trovai sul tavolo operatorio. Mi fecero l'anestesia. Non ricordo nulla di cosa successe dopo. Tranne che fu il più bel sonno di sempre. Quando mi svegliai il mondo era bello. La biologa mi disse che avevano prelevato 13 ovociti, mi parve un buon numero. Mi dissero che, se non mi avessero chiamato il giorno dopo, il lunedì 31 (altra data da ricordare) sarei dovuta andare per il transfer degli embrioni fecondati.
Poco dopo pranzo ero a casa, dolorante ma felice come non mi capitava da tempo. Avevo fatto un passo nella direzione giusta. Dovevo solo sperare che su 13 almeno uno se ne salvasse e potesse essere impiantato.
Alla fine su 13 ne rimasero 11, 6 ovociti vennero congelati subito e 5 fecondati. Su 5 se ne fecondarono 4, 2 me li impiantarono e 2 sono, ad oggi, ancora crioconservati. Dei 2 impiantati, dopo un iperstimolazione con annesso ricovero e un distacco amniocoriale e una cura di progesterone lunga 6 mesi, ne è rimasto uno. Anzi UNA. La mia luce, la mia stella. SOFIA.

Se mi avessero dato la possibilità 4 anni fa di guardare come sarebbe stata la mia vita oggi, al 28 marzo 2018, ammetto che un pò mi sarei spaventata. Nottata con risvegli continui per via della maledetta tosse, corsa contro il tempo per arrivare all'asilo (e di conseguenza in ufficio) ad un orario accettabile, facendo prima ovviamente aerosol, colazione, stenditura panni. Ma, se mi avessero dato la possibilità di vedere dei flash di questi quasi 3 anni e mezzo con Sofia, non avrei avuto alcun dubbio. I pro compensano ampiamente i contro. Nonostante la fatica, il debito cronico di sonno, la vita infame della mamma lavoratrice. Ma il ricordo dei viaggi fatti, la prima volta che mi ha chiamata mamma, le carezze sulla faccia, i fiori che raccoglie sempre per me ogni volta che andiamo in un prato, quando mi abbraccia e mi dice che è mia amica, quando corre nel mare e gli occhi le si illuminano, quando mi stringe la mano come a non volerla lasciare andare più. Potrei andare avanti a raccontare un milione di dettagli di quella che è la mia vita con Sofia, cose apparentemente banali ma che fanno la differenza nella vita di un genitore che da tutto se stesso per i figli, annullandosi anche se il resto del mondo dice che tu devi esistere per te stesso, prima che per i tuoi figli. Ma siamo davvero sicuri che chi dice questo sia un genitore? O, meglio ancora, una mamma? Perché se hai partorito tuo figlio, hai assistito impotente a quando vomita o sta male e tu non puoi fare nulla, affronti il primo giorno di asilo lasciandolo a qualcuno che non sei tu, sai benissimo che tuo figlio è una parte di te al di fuori di te. E che verrà sempre prima la sua felicità della tua. Non è questione di essere incapaci di essere egoisti. Si chiama amore.



So che tanta gente che non prova cosa significa non riuscire ad avere un figlio reputa spesso la scelta di chi si sottopone alla PMA come un andare contro natura, come essere incapaci di accettare che se Dio non ti ha dato in dono un figlio significa che quel figlio non lo meriti (mi sono sentita dire anche questo, tranquilli!). Invece affrontare una scelta così è un grande atto di coraggio, significa avere talmente tanto amore da dare da volerlo a tutti costi incanalare in qualcosa di bello. E cosa c'è di più bello che un figlio? La PMA è fatica, è dolore, è sforzo, emotivo e fisico, è nessuna certezza del risultato, è giocare alla roulette russa e sperare che esca il numero che hai puntato. Sofia è capitata a me e mio marito, e io sono sicura che Dio l'aveva destinata a noi ma non sapeva come farcela avere. Ed è servito il nostro coraggio e la nostra ostinazione per renderlo possibile. Da quel 28 marzo 2014 in cui 13 ovociti sono stati prelevati da me, uno era già Sofia. Noi non potevamo saperlo ancora, che stavamo per iniziare il viaggio più bello di tutti. Quello dell'essere genitori.
Il mondo si divide in 3 parti: chi è genitore, chi non vuole essere genitore, chi vorrebbe essere genitore ma non riesce. A voi del terzo gruppo io auguro con tutto il cuore di farcela, un giorno o l'altro, quando magari state perdendo le speranze. C'è un bimbo destinato a voi che troverà il modo di arrivare, se vi impegnerete per far sì che accada. Io so cosa significa, ci sono passata. Vi auguro la mia stessa fortuna. Iniziata il 28 marzo 2014...4 anni fa come oggi...

27 febbraio 2018

IL TEMPO CHE CREDIAMO DI NON AVERE



Ho sempre amato questo dipinto. E' di Salvador Dalì, si chiama "La persistenza della memoria" ma quasi tutti lo conoscono come "Gli orologi molli" (come era stato inizialmente denominato da Dalì stesso).
Il concetto del tempo è una cosa che mi ha sempre affascinata. Ancora di più da quando sono mamma, e ho la netta e costante percezione di non averne mai abbastanza. Passo 10 ore della mia giornata in ufficio; questo, sommato al tempo minimo di sonno che, salvo eccezionali eventi, riesco a concedermi, ossia 8 ore, occupa già più del 70% della mia giornata. 18 ore su 24 spese a lavorare e dormire. #maiunagioia.
Appare quindi normale lagnarsi per la mancanza di tempo, per il "vorrei ma non posso" come epitaffio in calce a qualunque cosa verso la quale ci sentiamo/vediamo costretti a rinunciare.

Poi mi sono imbattuta un pò di tempo fa in un video che vi consiglio caldamente di vedere se avete qualche minuto di tempo, magari seduti sul wc (che, si sa, è l'unico posto in cui le mamme trovano un pò di svago!), che mi ha fatto molto riflettere. In sostanza questa tale Laura Vanderkam, esperta nella gestione del tempo, ci mette davanti ad una grande ineluttabile verità: una settimana è composta da 168 ore (24 ore per 7 giorni). Se lavoriamo 40 ore a settimana e dormiamo 8 ore a notte, ci restano la bellezza di 72 ore alla settimana da utilizzare come vogliamo. Magari invece che 40 ore ne lavoriamo 50, come faccio io, ma le ore che rimangono sono comunque 62. Insomma, è parecchio tempo.
E' vero che da tutte quelle ore va sottratto il tempo che dedichiamo al mangiare, agli spostamenti, all'occuparci dei figli, al pulire la casa...ma il concetto chiave è che non è vero che non abbiamo tempo. Solo, lo utilizziamo male.
Perché nonostante diciamo di non avere tempo, nel momento in cui ci capita un imprevisto riusciamo a far fronte all'ordinario e in più anche allo straordinario, dimostrando chiaramente di avere tempo per fare entrambe le cose? Semplice, perché il tempo è estremamente flessibile, e si piega sotto al significato che noi gli diamo.
Quante volte ci lamentiamo di non avere tempo e poi, nel momento in cui abbiamo 10 minuti, allunghiamo automaticamente la mano verso il telecomando per accendere la tv o, peggio ancora, prendiamo il cellulare per andare su Facebook o Instagram a vedere se abbiamo delle notifiche facendo diventare quei 10 minuti un'ora? 




Quello che ho capito, soprattutto adesso che sono mamma e non dispongo più liberamente del mio tempo, è che il tempo lo abbiamo, dobbiamo solo decidere COME vogliamo utilizzarlo. Che cosa ci fa stare bene quando lo facciamo. Tutto il resto è tempo sprecato. Ciò che non ci dà gioia, non merita di essere fatto.
Vi faccio un esempio. Fino a un paio di anni fa mi sentivo in colpa perché non riuscivo a provare alcun tipo di interesse verso l'attività fisica (ho la fortuna di essere ritornata al mio peso pre-gravidanza ma è innegabile che io abbia tutta una serie di problemi a livello di cervicale/schiena/spalle dovuto alla mia pessima postura mentre lavoro). Eppure dovresti fare qualcosa, mi dicevo. In fondo, quasi tutte le mie amiche vanno in palestra o corrono o fanno yoga o sailcazzocosa. E invece, puntualmente, disertavo la lezione prova di pilates, inventavo una scusa per non andare in piscina (nonostante io ami nuotare), guardavo i corsi in palestra ma poi cestinavo il depliant dicendo che non volevo spendere tutti quei soldi. Poi mi sono fermata a riflettere: avevo davvero voglia di occupare un'ora del mio tempo libero, faticosamente racimolata, facendo qualcosa che non mi dava gioia ma, anzi, mi pesava? NO, la risposta fu no. E così adesso se qualcuno mi chiede perché non vado in palestra rispondo che non mi interessa. Preferisco passare un'ora sul divano a leggere. La ritenzione idrica sulle mie cosce festeggerà, ma almeno so di aver usato il tempo come volevo.Come mi rendeva felice.
So di non aver scoperto l'acqua calda ma per me, capire e accettare di non voler fare qualcosa semplicemente perché non mi dava felicità, è stata una rivelazione. Certo, ci sono tante cose che vanno fatte anche se non ci piacciono, ma quello credo (soprattutto quando si hanno dei figli) che si tratti di dovere e responsabilità. Per tutto il resto, possiamo scegliere. Ci sono sempre due possibilità. Un pò come quando, da ragazzini (#machenesannoi2000) scrivevamo o ricevevamo questo:



Semplice, cristallino. Sì/No. Va beh, poi c'era l'alternativa stronza con il Forse. Ma quando dobbiamo decidere se fare una cosa, abbiamo sempre due strade e la risposta dovrebbe dettarcela il nostro cuore. Io per esempio amo leggere, fare il punto croce, scattare fotografie, organizzare viaggi, guardare serie tv, scrivere, passare ore in libreria. Non mi piace guardare programmi stupidi, andare per negozi se so che non posso spendere, andare in un salone a farmi i capelli, perdere tempo a fare la manicure sapendo che dopo 1 giorno lo smalto sarà rovinato e mi servirà nuovamente altro tempo per toglierlo. La parola chiave secondo è proprio PERDERE. Se mentre stai pensando di fare o meno una cosa ti accorgi di vederla come una perdita di tempo, allora è segno che quella cosa non la devi fare. Perché il tempo che perdi non torna più. E' vero che in una settimana il tempo è molto, ma non è infinito. Perché quindi sprecarlo per qualcosa che non ci rende felici?
Per esempio io per scrivere questo post ho impiegato quasi 1 ora delle mie 62. Ma è un qualcosa che avevo voglia di fare, quindi non ho perso nulla. Anzi, mi ha reso felice. Voi per leggerlo avrete utilizzato circa 5 minuti massimo del vostro tempo, spero non ve ne siate pentiti. Se così fosse, mi dispiace.
Quindi la prossima volta che vi trovate a pensare NON HO TEMPO chiedetevi piuttosto come lo state utilizzando quel tempo. E scegliete di utilizzarlo solo per cose che vi fanno stare bene. La felicità è il vero ossigeno della vita.


22 febbraio 2018

L'AMORE CHE CAMBIA

Avevo in mente questo post per San Valentino poi mi sembrava un pò troppo banale associare l'amore alla festa degli innamorati e allora ho preferito aspettare a scriverlo. Oggi invece, complice il tempo uggioso, la stanchezza e il morale sotto i piedi, mi sembra l'occasione perfetta per parlare di quello che è universalmente considerato il sentimento che "move il sole e l'altre stelle". L'AMORE.

Ho conosciuto quello che adesso è mio marito a 20 anni, ora ne ho quasi 34, quindi diciamo che 14 anni di relazione possono portarmi ad affermare con una certa sicurezza che la persona con la quale divido la casa, il lavoro, una figlia e la vita, è la mia anima gemella. Servirebbero 2 vite e taaaaaaaaaanto vino per cercare di spiegarvi come è possibile che due come noi stiano ancora insieme. Ma forse la risposta migliore che posso darvi è che non lo so. Sono sincera. Ho visto coppie molto meglio assortite di noi (in quanto a carattere, interessi in comune, obbiettivi) finire in polvere. Mentre noi siamo ancora qua. Zoppicanti, esausti ma insieme.


Quando abbiamo deciso di sposarci dopo 7 anni di fidanzamento eravamo ignari di tutto. La nostra convivenza era limitata alle 2 settimane che passavamo in vacanza insieme ogni anno, pertanto quello che conoscevamo a livello di abitudini reciproche era veramente poca cosa. Avevamo deciso che non avremmo convissuto prima del matrimonio, pur avendo una casa tutto sommato pronta per lo scopo. Tornassi indietro rifarei la stessa scelta. Entrare da marito e moglie nella nostra casa la sera del matrimonio è stato bellissimo, dormire nel letto nuovo quella prima notte (sì, dormire!) e svegliarsi poi la mattina sapendo che quello sarebbe stato il primo di una infinita serie di giorni in cui ci saremmo svegliati insieme. Abbiamo cavalcato l'onda dell'entusiasmo per tutto il viaggio di nozze. Poi siamo tornati nella vita vera. Ed è stato uno shock. Arrivare a casa alla sera e non trovare la cena pronta ma doversela preparare (pena, il digiuno), lavare e stirare, pulire casa (2 piani di casa). Mi trovai all'improvviso scaraventata in un turbinio di incombenze a cui far fronte. E, mio malgrado, mi accorsi che la mia dolce metà non era stata adeguatamente istruita da mammina su quello che è il senso di "si lavora in 2 fuori casa, in 2 si contribuisce a fare le cose in casa". L'inizio quindi fu abbastanza traumatico. Mi scontrai con il suo disordine, due modi diversi di voler fare le cose. Ma eravamo solo noi due, quindi tutto sommato c'era la libertà di decidere se preparare la cena o ordinare d'asporto, se stirare o andare a farci un giro. Pertanto nel giro di qualche mese creammo un nostro equilibrio.
Poi decidemmo di voler allargare la famiglia. Non sto a tediarvi su quanto sia stata lunga, difficile e complessa la nostra ricerca di un bambino, perché tanto lo sapete, ve ne ho parlato tanto. E nel caso non ve lo ricordaste scorrete a ritroso questo blog...il viaggio verso Sofia è tutto tra queste pagine.


Sofia fu il nostro tsunami. Creò uno spartiacque tra quello che eravamo stati per 10 anni e quello che saremmo stati in 3. L'arrivo di nostra figlia fu il momento in assoluto più difficile per la nostra vita di coppia. Lo ripeto senza stancarmi e senza paura di apparire drammatica. Ma se pensate che facendo un figlio il vostro rapporto ne trarrà giovamento, date retta a me, tenete chiuse le gambe e continuate a guardare serie tv su Netflix. Niente di più sbagliato. Un figlio è la bomba nucleare più potente che l'uomo abbia mai concepito, e l'epicentro della deflagrazione sarà il vostro rapporto di coppia. Mi bastò una settimana per capirlo. Tutto quello che avevamo imparato l'uno dell'altra sembrò all'improvviso non corrispondere più alle persone che eravamo diventate.
Passammo dalle serate spaparanzati sul divano alle nottate in piedi per le coliche di Sofia, dalle cene al ristorante alle toccate e fuga di 15 minuti al Mc Donald's. Il tutto da un giorno all'altro. Perché 9 mesi di attesa non ti preparano davvero a quello che succede quando ti mettono tra le braccia quei 3 chili e mezzo di ciccia e amore, tutto quello che tu ti sei immaginata scopri che non è reale, che tu come individuo smetti di esistere perché sei al servizio 24/24 di questo cosino che piange, mangia, caga e dorme (soprattutto le prime 3 cose!). E se smetti di esistere tu come individuo...devo davvero spiegarti dove finisce la tua vita di coppia? Ecco, giusto prima della visita alla prozia con la casa che puzza di muffa!
I primi mesi di vita di Sofia furono faticosi sotto molteplici aspetti: pratici, poiché io ricominciai subito a lavorare quindi la mia vita tornò stressante e caotica come prima, con la differenza che quella già microscopica fetta di tempo che avevo per me durante la settimana, sparì, assorbita da mia figlia e le sue mille infinite esigenze; ed anche emotivi poiché io ero completamente assorbita da Sofia e quel poco tempo che avevo era tutto per lei, con immmmmmmmensa letizia di mio marito che si trovò ai margini.
Fu però proprio dopo la nascita di Sofia che capii forse per la prima volta quanto, nonostante tutto, fosse forte il nostro rapporto. Mio marito può apparire una persona assertiva, del genere "fai tu, per me va bene tutto", quello che permette a me di portare i pantaloni e fare la donna alpha...ma quando siamo passati a quel 2+1 è stato solo grazie alla sua pazienza e alla sua forza che siamo riusciti a non affondare. Al suo sapermi aspettare, al suo accettare i miei "No, sono stanca", al suo mangiare piadine e piatti pronti quando arrivavo a casa dal lavoro sfinita ma la giornata, quella no, non era ancora finita: c'era Sofia da far mangiare, il bagnetto, il latte, la messa a letto. Non mi ha mai rinfacciato nulla, mai una volta in questi 3 anni l'ho sentito giudicarmi una cattiva moglie (ne avrebbe avuta più di una ragione). Se non avesse sempre avuto una buona parola per me probabilmente sarei crollata, considerato tutte le responsabilità/impegni/problemi che ho e affronto ogni giorno.


E adesso che Sofia sta crescendo, che la notte fortunatamente si dorme, ma le giornate sono molto più impegnative, ho capito che il nostro matrimonio è la cosa che più dobbiamo curare. Ho capito che l'amore cambia, ma non necessariamente perché il sentimento si esaurisce. L'amore cambia per colpa della stanchezza (tanta, troppa), per colpa dei rispettivi problemi e/o pensieri sul lavoro, per colpa di visioni della vita che ogni tanto divergono. Ogni tanto dico, quando mi fa inc*****e, che se lo conoscessi adesso molto probabilmente non finiremmo mai insieme e men che meno ci sposeremmo e faremmo un figlio, perché la persona che sono adesso non è più quella di 14 anni fa. Poi se ci penso bene mi dico che forse sì, cercherei qualcuno con interessi più simili ai miei, con un percorso più vicino al mio. Ma poi, davvero qualcuno riuscirebbe a sopportare il carattere di merda che ho, a farmi avere l'ultima parola in ogni discussione, a farmi decidere come programmare le giornate/i weekend/le vacanze? E poi soprattutto, potrebbe essere un padre migliore di quello che lui è per nostra figlia?
In questi 14 anni il nostro rapporto è cambiato tanto, si è evoluto e si è rafforzato. Sofia nel bene e nel male ci ha fatto capire che la famiglia che siamo adesso conta più di ogni altra cosa, più di quella ceretta che ogni tanto dimentico di fare, di quei calzini lasciati fuori dalla cesta dei panni da lavare. Siamo riusciti in questi anni ad andare oltre i nostri limiti, a chiudere gli occhi sui nostri difetti e potenziare i nostri pregi, come singoli, come coppia e come genitori.
Un figlio sposta tutti i confini, ti impone di andare a cercare quel tempo che pensavi di non avere per stare con tuo marito (anche a costo di segnartelo sul calendario!), ogni tanto devi scegliere tra il fare l'otaria spiaggiata sul divano e la moglie.Certi giorni ti immagini single e in carriera, certi altri stai giocando con tuo marito e tua figlia e ti accorgi che non vorresti essere in nessun altro posto al mondo. La vita non è perfetta, non sempre si è felici. Ma la cosa importante è non smettere di impegnarsi, non smettere di parlare, non smettere di litigare. Quei litigi dove l'orgoglio viene messo a dura prova, dove serve coraggio per superarli...quelli sono i litigi che rafforzano ciò che è vero, e distruggono quello che dell'amore ha solo la forma.


2 febbraio 2018

LE MIE PAROLE DEL 2018

Premetto che sono in una fase molto "meditativa" della mia vita, preferisco ascoltare più che parlare. E se parlo, lo faccio solo con le persone da cui so di poter essere capita. Lo so, mi piace vincere facile in questo periodo. Ma mi sto sempre più rendendo conto che la vita è già così abbastanza complicata di suo, che crearsi ulteriori problemi non porta a niente di buono.

Sto cercando di eliminare sempre più il superfluo, che sia a livello materiale, di relazioni, di pensieri. Poco ma buono. Mai come adesso mi sto rendendo conto di quanto sia importante concentrarmi su quello che davvero mi rende felice e mi fa stare bene. Sto leggendo libri di crescita personale, libri motivazionali...che poi magari non metto in pratica ma solo leggerli mi fa stare meglio. Qualche giorno fa pensavo a quali parole rappresentano meglio quello che voglio in questo anno, i punti saldi della mia vita, le mie ambizioni.

1) ME STESSA
Credo che uno dei miei pregi sia quello di mettere gli altri davanti a me.
Credo che uno dei miei difetti sia quello di mettere gli altri davanti a me.
Io non riesco mai a mettermi al primo posto, non lo facevo prima quando ero "solo" una donna, meno ancora sono in grado di farlo ora che sono mamma.
Prima vengono mia figlia, poi mio marito, i miei genitori, gli amici, il lavoro, la bolletta in posta, il corriere di Bartolini...e poi forse arrivo io. Dico forse perché sempre più spesso fatico a capire quanto sia importante prendermi del tempo per me, dedicarmi le giuste attenzioni. Che poi siano solo una doccia un pò più lunga del solito o una pizza con una amica che non vedo da tempo, impormi di mettere me stessa al primo posto è quasi come farmi una violenza. Poi mentre sto vivendo il momento mi rendo conto che lo dovrei fare più spesso...il problema è, come sempre, fare il primo passo. 
In questo 2018 voglio riuscire in questo intento, voglio riuscire a smettere di farmi i sensi di colpa. Voglio pensare che ogni giorno faccio il mio dovere, come mamma (al 100%), come lavoratrice (idem), come moglie (ehm...domanda di riserva?) e che pertanto mi merito una pausa ogni tanto.



2)PRIORITA'
Nel corso degli anni ho imparato che, a parità di costo o di tempo, due cose possono assumere valori molto diversi. Credo però che solo da quando nella mia vita è entrata Sofia, io abbia compreso davvero l'importanza di sapersi dare delle priorità. Ci sono cose per me davvero importanti, cose alle quali non posso rinunciare e, pur di non rinunciarci, faccio a meno di altro. E, cosa paradossale, le cose alle quali rinuncio adesso sono quelle che prima, fino a tipo 10 anni fa, ritenevo essere fondamentali. E' proprio vero che ci sono eventi che ti cambiano la vita. Nel mio caso l'evento che ha creato il prima/dopo è stato senza dubbio la maternità, che ha cambiato me e il mio modo di vedere la vita sotto molteplici aspetti. Quindi il mio obbiettivo per il 2018 è continuare a darmi le giuste priorità, saper riconoscere in che cosa conviene buttare tempo e/o soldi per essere felice.

3)PULIZIA
Questa si collega strettamente alla parola N.2 perché nel momento in cui ci si rende conto di avere delle priorità e di volerle mantenere, si capisce che il superfluo ostacolo la felicità. Negli ultimi anni, un pò alla volta, ho imparato a fare pulizia nella mia vita.
A livello di "amicizie" ho chiuso con persone che servivano solo a fare numero ma nella realtà non mi davano nulla. Non è stato difficile, è bastato smettere di scrivere sempre per prima (per uno zelo di gentilezza) per rendersi conto che dall'altra parte non c'era alcun interesse verso di me. Il rapporto si è chiuso così, senza traumi e senza troppi dispiaceri.
E poi c'è la pulizia a livello di oggetti/vestiti/accessori che prima accumulavo nell'armadio senza usare ma che tenevo lì perché "è un peccato buttarlo". Con il tempo ho capito che il peccato è occupare spazio per qualcosa che non si usa. Tanto sappiamo benissimo che se abbiamo un maglione nell'armadio da 3 anni e non l'abbiamo mai messo, difficilmente desidereremo indossarlo una volta che ce ne siamo liberati. Nel corso degli anni il mio guardaroba è diventato sempre più minimal, compro (certe volte anche troppo, lo so) per Sofia ma io personalmente non ho più quel desiderio di avere il tal cappotto o la certa borsa griffata per la quale prima avrei accantonato una parte di stipendio. Quello che ho mi basta, lo sfrutto al massimo, lo "finisco" e poi lo elimino. A quel punto sì ho soddisfazione a comprare qualcosa di nuovo. Sto diventando bravissima a gestire la fase saldi dove prima peccavo sempre un pò di superficialità. Nel 2018 ho intenzione di continuare così!

4)RISPETTO
Uno dei miei limiti, di cui sono consapevole e in cui vorrei veramente cercare di migliorarmi, magari proprio in questo 2018, è il rispetto del pensiero altrui. Mi capita magari di discutere di qualcosa con mio marito o un'amica e mi rendo conto che faccio davvero fatica ad accettare il pensiero degli altri o a non ritenere il mio il migliore, e pertanto quello "vincente". Quello da ultima parola, punto e stop. Non ho la pazienza di ascoltare fino in fondo, di ascoltare per bene e poi magari ammettere che il pensiero di un'altra persona è forse più corretto del mio. Soprattutto quando si sta parlando di argomenti che mi stanno molto a cuore, faccio davvero fatica a scendere dalla mia barricata e valutare un  pensiero diverso. Ma dovrei imparare a farlo, perché so di non detenere il sapere assoluto. Poi se anche le altre persone imparassero a fare altrettanto, allora il mondo sarebbe davvero un posto migliore :) Quindi diciamo che questo è un impegno che prendo con me stessa per il nuovo anno. Il rispetto delle opinioni altrui senza giudicare. Perché spesso ci si fa magari un'idea senza conoscere davvero tutti i tasselli della storia, con me è successo parecchie volte che le persone si facessero un certo pensiero ignorando tutto quello che ci stava dietro. Poi se le persone vogliono capire, allora le cose si risolvono, altrimenti si va al punto 3!



5)VIAGGI
Non c'è niente da fare...c'è chi colleziona le scarpe, e chi come me colleziona viaggi. Quello che sta succedendo negli ultimi mesi non ha fatto che creare ancora di più in me una specie di "urgenza" di vedere il più possibile il mondo, di andare, scoprire, fare. Prima senza Sofia era più facile, più economico ma non così bello. E' come se, adesso che c'è lei, avessi più voglia di viaggiare, vedere o rivedere posti in cui sono stata e in cui ho lasciato una parte di cuore. A me non piace troppo ritornare in posti che ho già visto (la paura di non rivivere la stessa magia della prima volta mi frena), per questo ho in programma un bel mix&match tra posti nuovi e posti già visti (ma non con Sofia). Che poi per me viaggio non è solo lo stare via 10 giorni, può essere anche un weekend o anche una gita di un giorno in un posto magari vicino a casa ma che non abbiamo mai degnato di uno sguardo. Muoversi con Sofia comporta chiaramente più programmazione, più organizzazione e più attenzione...poi certo, che senso ha negare che andando via con Sofia il riposo finisce in fondo alla lista degli obbiettivi della vacanza? Ma ho imparato ad accettare la cosa, Sofia è ancora piccola ma devo dire che si comporta davvero bene quando siamo in giro (spesso meglio che a casa). Bastano pochi accorgimenti (di cui magari parlerò in un altro post) per rendere un viaggio con i bimbi una esperienza meravigliosa. Il tempo per riposare ci sarà, quando Sofia si rifiuterà di viaggiare con noi perché troppo grande...e noi torneremo ad essere 2 paganti!!!! Nel frattempo non saranno la disponibilità economica o il destino avverso che mi fermeranno...questo sarà il primo di una luuuuuunga serie di anni pieni di viaggi! La nostra lista è così lunga e dettagliata che abbiamo già idee per i prossimi 18 anni (viaggi lunghi + weekend compresi). Mio marito accetta di buon animo, mia figlia è sempre più entusiasta di guardare cataloghi vacanze...a Carnevale il primo weekend fuori casa del 2018!

E voi...quali sono le vostre parole del 2018? Ditemelo nei commenti!

19 gennaio 2018

PENSIERI SPARSI FINE 2017-INIZIO 2018

E' passato il Natale, è passato il Capodanno, alcuni dei momenti più belli dell'anno, da trascorrere con la famiglia e gli amici. Da quando c'è Sofia ammetto di impegnarmi un pò di più per quanto riguarda il Natale, che con il passare degli anni avevo iniziato un pò a detestare: abbiamo addobbato l'albero, comprato dei cuscini rossi per il divano (nonostante io abbia sempre abbastanza odiato il rosso), fatto un servizio fotografico natalizio per ricordare tutta la vita che meraviglia è mia figlia all'età di 3 anni.



Photo by Federica Tana
Per quanto riguarda il Capodanno invece, continua ad essermi indigesto. E, con la scusa di Sofia piccola, tutti a letto alle 21.30 dopo una pizzettina coi nonni, risveglio a mezzanotte a causa dei fuochi e poi di nuovo a nanna. Un giorno come un altro. Dopotutto, se queste festività capitassero in estate, avrei anche più voglia di uscire...ma a dicembre, con -2°C...nonono, non se ne parla proprio!
E come ogni volta quando finisce un anno e ne inizia uno nuovo, si attraversano 3-4 giorni di ottimismo sfrenato, in cui ci si convince che quello appena arrivato sarà l'anno migliore di sempre per poi abbandonare buoni propositi e pensieri positivi al massimo entro l'Epifania.
Quest anno io mi sono portata avanti e non ho nemmeno voluto iniziare pensando che il 2018 sarà un anno eccezionale. Mi basterebbe fosse un anno tranquillo, un anno in cui superare a testa alta tutte le difficoltà sorte nel 2017 e che stanno destabilizzando la mia famiglia. Già chiudere in pareggio sarebbe una specie di vittoria.

Ho deciso che questo 2018 sarà anche l'anno dell'amicizia, l'anno in cui fare cose con gli amici, in cui apprezzare di più quelli che sono al mio fianco. Considero da sempre l'amicizia una parte imprescindibile della mia vita, ho amiche che sono come sorelle, per le quali faccio di tutto. Mi considero fortunata ad avere persone che si preoccupano per me, che ci sono per un abbraccio o una parola di conforto. Per loro desidero un 2018 eccezionale. Un anno pieno di bebè (no, non io, non iniziate a chiedere!), alcuni già arrivati, altri in viaggio...tutti fortemente desiderati. Sono sempre felice di diventare zia, è un'emozione meravigliosa!

Desidero un anno splendido per la mia piccola Sofia, che con i suoi sorrisi e le sue risate mi tiene in vita. Grazie a lei sento di essere una donna migliore, essere la sua mamma sarà sempre la più grande soddisfazione della mia vita. La vedo crescere ogni giorno sotto i miei occhi e non riesco a non stupirmi di quanto sia eccezionale...ed è mia,mia,mia. Non so cosa la vita mi riserverà, ma avere una certezza come lei mi fa guardare avanti con un po' più di fiducia.


Ci sono poi i tanti buoni propositi che sistematicamente non manterrò, tipo leggere e scrivere di più, mangiare meno Nutella...ma sapete una cosa? La vita è già abbastanza complicata così, l'ultima cosa di cui ho bisogno è sentirmi in colpa perché non riesco a fare qualcosa. Take it easy e avanti così...ne usciremo anche questa volta!

5 dicembre 2017

ESSERE O APPARIRE

Domenica siamo stati a Milano. Andare a Milano nel periodo di Natale è come assistere ad un meraviglioso esperimento su quanto la razza umana sia stupida.

Premessa, perché detto così sembra che io mi stia dando della scema da sola. Non sono stata a Milano per fare shopping ma per andare a teatro a vedere Angelo Pintus (spettacolo che anche questa volta si è rivelato divertente, 2 ore e mezza di risate e riflessioni). Solo che, per arrivare al Teatro Manzoni che è praticamente in centro a Milano, è impossibile evitare il delirio di Piazza Duomo, Corso Vittorio Emanuele e soprattutto LEI, la via dove niente è mai abbastanza assurdo per essere mostrato al mondo. Via Montenapoleone.


Tutti gli anni bene o male sotto Natale un salto a Milano mi piace farlo, per l'atmosfera che si respira, per l'albero in Piazza Duomo, per le luminarie. Per vedere quanto la gente che durante l'anno piange miseria riesce comunque a riempirsi le braccia di pacchi di ogni forma e dimensione. L'elogio dell'incoerenza proprio. Che poi, diciamocela tutta, gente. Chi ha i soldi secondo voi viene a comprare in Via Montenapo la domenica pomeriggio dove c'è un delirio che nemmeno riesci a camminare? No. La risposta è no. La gente che ha i soldi viene a mettersi in mostra. Loro, le loro donne con troppo tutto (troppo trucco, troppo silicone, troppo tacco, troppa puzza sotto il naso), le loro macchine che ci sfameresti per un anno un paese del terzo mondo. E il problema sapete qual'è? Che le persone normali quegli uomini lì li invidiano. Prendete l'universo maschile, quello che viene da Marte. Il 98% di loro gli invidia la macchina (foto qui sotto fatta da mio marito al quale ho dovuto asciugare la bava che gli si era depositata ai lati della bocca), il 2% gli invidia la donna. Se gli chiedete di scegliere tra una Lamborghini e una donna, datemi nome e cognome di quello che si prenderebbe la donna lasciando l'auto. Esseri primordiali, gli uomini. Per quanto riguarda le donne, credo che l'invidia maggiore sia per l'infinita possibilità di acquistare cose che i comuni mortali si vergognano anche solo di guardare.


Mentre camminavo davanti a queste vetrine dove normalità è un orologio di Cartier a 22.800 euro, un abito di Valentino a 13.500 euro, una borsa di Fendi che costa come quanto guadagna in tutto un anno un operaio, mi sono resa conto ancora una volta di quanto apparire conti più dell'essere. A un metro da quella Lamborghini bianca qui sopra c'era una donna anziana con un cartello che diceva "Ho fame, aiutatemi". La follia sta tutta qui, nel fatto che una persona che spende 200.000 euro per un auto e un anziano che ha lavorato per tutta la vita per poi ritrovarsi senza un tetto sulla testa, condividono lo stesso marciapiede nella stessa città. E tra i due poli opposti ci siamo noi, con le nostre borse di Gap con dentro una felpa per nostra figlia che sappiamo già le sarà piccola dopo averla messa sì e no 3 volte, il pacchettino Intimissimi per la nostra fidanzata che andrà certamente a cambiarlo 2 giorni dopo Natale perché come al solito possibile che dopo 5 anni non hai ancora capito che detesto il rosso, la Gift Card che almeno ti compri quello che ti piace.


Ho amato tanto la moda, le firme, erano il mio pane quotidiano. Ho svaligiato Burberry, mi sono fatta regalare un paio di Manolo. Poi c'è stato un momento in cui qualcosa nel mio cervello ha fatto corto circuito. Credo sia stato in concomitanza della prima rata del mutuo di casa, quando mi sono accorta in tutta la sua drammaticità che da quel momento e per i successivi 25 anni avrei dovuto destinare una parte più che considerevole del mio stipendio ad un qualcosa di davvero importante. E così ho iniziato a guardare al mio armadio con occhi nuovi: a quel trench di Burberry costato un rene che avevo messo tipo 3 volte in 7 anni, a quelle scarpe per cui avevo fatto follie e che usavo solo se sapevo che di non dover camminare troppo, tutte le borse costose e bellissime che contenevano giusto 1/4 di tutto quello che dovevo portarmi dietro. Mi sono accorta che quello era il superfluo, potevo vivere lo stesso (ugualmente bene, o male, a seconda del momento) indipendentemente dal possesso o meno di certe cose. Che una borsa è solo un contenitore, sia che costi 1.000 euro da Dior (quella che piaceva a me € 3.342,00 per essere precisi) o € 29,99 da Carpisa. Che le cose veramente importanti sono altre. Ed è quando quelle ti vengono a mancare che capisci che vestita Gucci o CVG non fa differenza.

Soprattutto da quando sono mamma mi sono sempre più resa conto che le cose materiali non mi danno soddisfazione quanto i momenti, le esperienze, le piccole cose che però ti lasciano qualcosa dentro. Iniziare un nuovo libro, preparare dei muffin per un'amica, organizzare una vacanza, mettermi sul divano con Sofia che mi fa da parrucchiera e nel frattempo mi riempie di baci, vedere il sorriso sul volto delle persone che amo. Certo, le cose belle mi piacciono. Ma ho imparato che sono solo quello, COSE. E come tali, per definizione, sostituibili, rinunciabili. Mentre agli occhi di mia figlia, alla mano di mio marito che tiene salda la mia, all'abbraccio di un'amica, alla carezza sui capelli di mia mamma. Questi sono attimi di vita, qualcosa che, dovessero venire a mancare, farebbero soffrire la parte di te più irrazionale, il cuore.


Non ho la pretesa o l'arroganza di insegnare niente a nessuno. Credo che una delle mie qualità sia non riuscire a provare invidia. Proprio non mi appartiene. Se una persona che amo ha qualcosa che io non ho sono sinceramente felice per lei (se io non ce l'ho nella stragrande maggioranza dei casi significa che non mi interessa averla, altrimenti sono una che se vuole una cosa in un modo o nell'altro la ottiene). Se una persona per la quale non provo nulla ha qualcosa che io non ho, semplicemente non mi tocca. Ho imparato in questi 33 anni a capire le cose davvero importanti e a fare di tutto per non perderle. Perché nei confronti di quelle sì, sono gelosa. Anche se ho imparato sulla mia pelle che ci sono cose, come la salute, che non dipendono da te o da quanto tieni ad una persona. Semplicemente accadono delle cose che non possiamo in alcun modo controllare. Che arrivano e cambiano il corso della nostra vita. Ed è qui che ci rendiamo conto che non importa avere una Ferrari o una utilitaria, avere ai piedi delle Hogan o un paio di infradito di Decathlon da € 4,99. Siamo tutti uguali davanti ai drammi della vita.

16 novembre 2017

BISOGNO DI CAMBIARE

Di cose ne sono successe tante dall'ultima volta che ho scritto. Poche cose belle che mi hanno rallegrato il cuore, parecchie cose non belle, cose che per ora non sono pronta a condividere, vi chiedo perdono.

In queste settimane trascorse dal ritorno dal weekend a Ibiza la mia vita ha assunto una piega che non avevo previsto. Ho pensato tanto, nei pochi momenti liberi che mi capita di avere nella mia giornata, soprattutto mentre faccio addormentare Sofia alla sera, dopo che i suoi occhi si sono chiusi e il suo respiro si è fatto regolare, resto a guardarla per qualche minuto. Giusto il tempo di rendermi conto di quanto io sia fortunata a poterla stringere tra le braccia. La guardo e mi faccio scivolare via i cattivi pensieri, la stanchezza, i capricci e vedo la vita nella sua essenzialità.

Giusto ieri sera stavo pensando a questo blog e al suo titolo. A come quel "Tutte brave coi figli degli altri" riconducesse ogni mio post al mio ruolo di mamma. Cosa che sono. Anzi, che sono per prima cosa. Una mamma, una mamma fiera e orgogliosa. Ma che non mi basta. Perché io non sono solo questo, che già è moltissimo, ma che non dice tutto di me. Ho passato anni della mia vita desiderando essere mamma, mettendo in secondo piano ogni altro aspetto di me, convinta che solo la maternità mi avrebbe potuto identificare alla perfezione come individuo. Poi mamma lo sono diventata, e mi sono accorta subito che non ero fatta per essere "solo" quello. Il discorso non si esaurisce semplicemente nello scegliere se essere solo mamma o una mamma lavoratrice. E' una cosa più profonda, che affonda le radici nel nostro vissuto, che si confronta con le nostre ambizioni, con il tipo di persona che siamo state, che siamo e che vorremmo essere. Così ho pensato che avevo bisogno di uno spazio dove non parlare solo del mio essere mamma, che comunque permea tutta la mia esistenza, ma anche di tutti gli altri aspetti di me. Di quello che amo fare, di ciò che mi interessa, mi addolora, mi lascia perplessa o mi rende felice.

E così mi sono messa a pensare ad un nuovo titolo (l'ennesimo, lo so, sono una donna che attraversa molte fasi, Picasso insegna). Ed è nato, grazie ad un brainstorming estremamente fruttuoso con la mia sorella di cuore, questo che vedete e che spero vi piaccia. Super Wonder Mum. Ve lo motivo subito. Quando mi guardo da fuori mi vedo un pò super eroina. Poi ovviamente, a seconda dei casi, alcune volte più sfigata genere Peter Parker pre-mutazione, altre più figa tipo Vedova Nera. Ma insomma, sempre super eroi sono, più o meno nascosti. Lo sono nell'animo. Perché diciamo la verità: le vere eroine sono le mamme, che lavorino o che badino solo ai figli, e non se la prendano a male quelle che mamme non sono. Perché nessuna donna supermanager oberata di lavoro 60 ore a settimana, con 5 happy hour in 7 giorni, 2 ore quotidiane di palestra sarà mai stanca eppure così efficiente come una mamma che gestisce figli (e in una sola parola bisogna inglobare: asilo/scuola, sport, malanni, gioco, tempo libero, pasti, igiene, educazione), lavoro, casa, matrimonio. Non prendiamo nemmeno in considerazione il paragone con il genere maschile, una mamma potrebbe fare il doppio delle cose rispetto ad un uomo semplicemente stando sdraiata a letto. Con il ciclo.

Quindi dal bisogno di cambiare prospettiva è nata l'idea di un nuovo titolo per il mio blog, dove comunque troverete ancora tutti i miei post precedenti. Ci sono quelli della mia vita di mamma, disavventure varie ed eventuali, viaggi, momenti up e momenti down. Poi ci sono i post della mia vita prima di Sofia, che sono stati in assoluto i più difficili da scrivere per l'immenso dolore che provavo in quel periodo ma nonostante questo sentivo che era la cosa giusta da fare. Più indietro troverete anche i post più modaioli, quando scrivevo per un sito che parlava di matrimoni, quando Carrie Bradshaw era il mio modello di donna (da un certo punto di vista non ha mai smesso di esserlo!). Insomma, ce n'è per tutti i gusti. Alcuni più leggeri, altri pesanti come macigni, in tutti ci sono io al 100%. Io che dietro ad un dito non mi sono nascosta mai, che quello che volevo dire l'ho sempre detto. E continuerò a farlo. Che si tratti di mamme, lavoro, vacanze o qualunque altra cosa.

Sapete, è geniale questa cosa che i giorni finiscono. E’ un sistema geniale. I giorni e poi le notti. E di nuovo i giorni.
Sembra scontato, ma c’è del genio. E là dove la natura decide di collocare i propri limiti, esplode lo spettacolo. I tramonti.
(Alessandro Baricco)

In questo momento difficile faccio fatica a trovare del buono in questa vita. Ma c'è. Lo vedo e lo percepisco. Ci sono le mie certezze, mia figlia e mio marito, i miei 2 pilastri, quelli che mi permettono di non affondare. I miei genitori, il mio porto sicuro, quelli che tutto mi hanno dato e che mai riuscirò a risarcire abbastanza per avermi donato la vita. Poi ci sono alcune persone speciali con le quali ho il privilegio di camminare ogni giorno; sono persone che per me hanno un immenso valore affettivo, che mi permettono di non perdere la retta via, che mi asciugano le lacrime, che mi abbracciano, che mi fanno sentire tutto sommato una bella persona. Perché certe volte me lo dimentico, certe volte mi prendo colpe che non ho, certe volte mi guardo allo specchio e mi trovo mancante, in uno o più ruoli della mia vita. Sono fatta così, è un mio limite. E non perché io abbia poca stima in me stessa. Semplicemente perché sono troppo perfezionista, troppo maniaca del controllo. Troppo super eroina! E tutto ciò che si posiziona al di sotto della mia asticella, me lo fa apparire come insoddisfacente. Arriverà il giorno in cui tutti i soldi spesi in manuali di crescita personale daranno i loro frutti. Nel frattempo mi sento sempre un pò incompleta, un pò insoddisfatta, un pò vorrei ma non posso, un pò dovrei ma non riesco.

Ecco uno degli obbiettivi del 2018 (e vai che ci siamo, inizia la lista dei buoni propositi per l'anno nuovo!): imparare qualche volta a mettere me stessa al primo posto. So che è giusto e sacrosanto e so che lo faccio troppo poco spesso. Quindi ve lo chiedo con il cuore: aiutatemi a raggiungere questo scopo nella mia vita. Una specie di crowdfunding senza nemmeno rinunciare a quel caffè al giorno che vi chiederebbero quelli di Save the children. Non vi costa nulla (solo qualche parola) ma alla sottoscritta farebbe un gran bene.

E dopo l'appello strappalacrime vi saluto e vi ringrazio per aver sacrificato 5 minuti del vostro tempo per dare un'occhiata al primo post (spero di una lunga serie) della nuova me. La me Super Wonder Mum. Un abbraccio.






COSA MI PORTO NELL' ANNO NUOVO

Quest'anno gli anni saranno 39. Non me li sento, non sono pronta. Se penso che mia figlia ne compirà 9 poi! Mi sembra pazzesco quanto ve...